A 8 anni dalla scomparsa della 15enne, la madre non poteva ricevere notizia peggiore

La mamma della ragazza di 15 anni sparita nel 2010 è sconvolta per la notizia della morte della figlia, ed ora si aggira per la casa canticchiando una canzoncina come un mantra: “Cameyi è morta, Cameyi è morta…Cameyi go home“.

Fatema Begum è stata informata ieri, insieme ai tre figli maschi che abitano con lei ad Ancona, che i resti ossei trovati a fine marzo vicino al palazzone multietnico Hotel House di Porto Recanati, durante un controllo antidroga, appartengono alla sua bambina, Cameyi Mossamet.

Il 29 maggio 2010, Cameyi, invece di andare a scuola, si recò all’Hotel House dove, all’ottavo piano, abitava il ‘fidanzatino’ e dove fu vista per l’ultima volta. Poi, ipotizza la Procura di Macerata che ha confermato l’identificazione, sarebbe stata uccisa e sotterrata.

I primi responsi degli esami di laboratorio eseguiti dal prof. Adriano Tagliabracci dell’Istituto di medicina legale di Ancona, fanno sapere gli inquirenti, portano a «ragionevolmente affermare» che i reperti trovati vicino ad un pozzo e a un casolare abbandonato a Porto Recanati appartengono alla 15enne. Decisiva la comparazione di polpa presente in un dente che era tra i resti recuperati (tra questi forse erano mescolati anche quelli di un cane) con il dna della madre. Identificato il corpo, però, resta il mistero di cosa sia realmente accaduto alla ragazza.

La Procura, guidata da Giovanni Giorgio, ha lanciato un appello a coloro che abbiano notizie sulla ragazzina a recarsi in Questura ad Ancona o Macerata, o presso uffici di polizia giudiziaria o alla Procura di Macerata: «Ciò al fine di consentire di raccogliere elementi utili per lo svolgimento delle indagini apparentemente non agevoli, atteso il lungo tempo trascorso dal momento della scomparsa della minore». Dopo la scomparsa di Cameyi la Procura di Ancona aveva aperto un’inchiesta, poi archiviata, in cui venne indagato per sequestro di persona il ‘fidanzatinò della 15enne. Il ragazzo, allora 20enne, che risiedeva all’Hotel House con alcuni amici ma aveva anche una sorella ad Ancona, non venne fermato e nel 2011 ricevette un provvedimento di espulsione dall’Italia: ora è irreperibile.

Allora nessun riscontro venne trovato in ordine a responsabilità per la scomparsa dell’amica. In seguito si scoprì che il giovane in quei giorni si sottopose ad accertamenti al pronto soccorso perché in stato di agitazione: potrebbe aver visto qualcosa che lo sconvolse. Dopo il ritrovamento dei resti a Porto Recanati e l’ipotesi concreta, oggi confermata, che appartenessero a Cameyi, le indagini sono state riaperte. Ora l’accusa originaria di sequestro di persona nei confronti del giovane potrebbe mutare in omicidio volontario e occultamento di cadavere.