Emergenza zecche a Belluno: già 15 casi di malattia di Lyme e 4 della più grave tbe

La stagione calda è appena cominciata e le zecche sono tornate super attive. Nel reparto malattie infettive del San Martino sono già stati registrati 4 casi di encefalite da morso di zecca e 15 casi di malattia di Lyme.

Il direttore dell’unità operativa complessa di Prevenzione dell’Usl 1, Fabio Soppelsa, ha dichiarato: “Se una volta c’erano delle zone endemiche per la Tbe, oggi invece la zecca è talmente diffusa ovunque che non possiamo dire dove ci siano maggiori probabilità di prendersi questa pericolosa patologia”.

I casi osservati dalla Unità Operativa Complessa di Malattie infettive guidata dal dottor Ermenegildo Francavilla sono stati, negli ultimi dieci anni, 661. Oggi abbiamo praticamente raggiunto i numeri dello scorso anno. E siamo solo agli inizi. “Il fenomeno è, comunque, sottostimato – spiega il primario -. Perché la borelliosi si manifesta, nel 90% dei casi, con un eritema migrante che viene curato direttamente dal medico di base. Le manifestazioni di tipo neurologico si hanno nel 5% dei casi mentre quelle artritiche nell’1%. Nel 50% delle persone, poi, la malattia si manifesta senza che l’individuo riesca a risalire alla causa, ovvero al morso dell’acaro. Per una panoramica più precisa servirebbe che i medici di medicina generale ci segnalassero i pazienti curati”.

Per quanto riguarda la Tbe (meningoencefalite da zecche), sono quattro i casi ad oggi registrati, contro i 12 dell’interno 2017. Di questi soltanto una si è trasformata in encefalite con complicanze neurologiche che sono però rientrate. Gli altri non hanno avuto alcun interessamento del sistema nervoso centrale. “Negli ultimi 10 anni ci sono stati in provincia 123 casi di Tbe. Una malattia che si manifesta con una febbre di pochi giorni, poi dopo un periodo di apparente benessere, ricompare la febbre con nausea e l’encefalite. Noi come centro di riferimento nazionale per la Tbe sappiamo riconoscerla anche nelle sue forme più sfumate”, ha precisato Francavilla. “La Tbe è considerata un crescente problema di sanità pubblica in Italia, in Europa ed in altre parti del mondo. Le aree endemiche sono in via di espansione, includendo zone ad altezze maggiori. Inoltre, con l’aumento della mobilità e dei viaggi, l’infezione può diffondersi più facilmente”, dicono il direttore generale dell’Usl 1, Adriano Rasi Caldogno e quello sanitario, Giovanni Pittoni.