Strage di Latina – Chi ha giudicato Capasso idoneo al servizio?

Sono state aperte le indagini per capire chi ha giudicato Luigi Capasso idoneo al servizio e perché nessuno ha saputo comprendere il dramma psicologico che viveva l’appuntato, colpevole di aver sparato alla moglie e aver ucciso le due figlie prima di togliersi la vita.

La Procura di Latina dovrà quindi accertare se vi siano state omissioni o responsabilità da parte di chi era preposto ad accertare le condizioni psichiche dell’uomo. “Stiamo acquisendo ogni elemento utile, ogni cosa che ci possa aiutare a ricostruire l’intera vicenda, da prima ancora dell’esposto presentato dalla donna a settembre. Stiamo accertando se ci siano eventuali responsabilità e se siano state attivate tutte le misure previste nei casi in cui si ravvisi una condizione di pericolo”, ha detto il procuratore aggiunto di Latina, Carlo Lasperanza. Tutti gli elementi raccolti, spiega il magistrato, “ci diranno se ci sono responsabilità penali o disciplinari”.

Sul caso stanno già indagando i carabinieri: “La grave tragedia familiare avvenuta a Cisterna di Latina impone l’obbligo di verificare se le autorità gerarchiche e sanitarie competenti a valutare il comportamento e la condizione psicofisica dell’appuntato Luigi Capasso avessero elementi sufficienti per prevedere quanto purtroppo è accaduto, nonché se sia stato fatto tutto ciò che la legge consentiva a tutela della consorte e, per estensione, dell’intero nucleo familiare. L’Arma dei Carabinieri, che sta fornendo all’Autorità giudiziaria la massima collaborazione investigativa e ogni informazione in suo possesso, ha disposto per gli aspetti di propria competenza l’esecuzione di una rapida inchiesta, tesa ad accertare i fatti con puntualità e trasparenza. Questa procedura, ulteriore rispetto al procedimento già avviato dall’Autorità giudiziaria, porterà a una completa conoscenza della vicenda e all’adozione dei provvedimenti che si renderanno necessari”, si legge in una nota dei carabinieri. Il procuratore aggiunto Lasperanza spiega che le forze dell’ordine “hanno facoltà di procedere direttamente, senza passare per l’autorizzazione della Procura, nei casi in cui si configuri il reato previsto dall’articolo 612 bis”, atti persecutori e stalking.