Caccia degli Usa al “Buco nero”: l’introvabile sottomarino russo

È la guerra fredda dei mari . Quella che si combatte silenziosamente, spesso senza che nessuno ne parli.

Ma Stati Uniti Russia non hanno mai smesso di mandarsi segnali a distanza mostrando reciprocamente le capcaità belliche del proprio esercito, della propria Marina e della propria aviazione. L’ultimo particolare caso riguarda il sottomarino che la Marina americana ha chiamato “Buco nero”. Il motivo è semplice: se si inabissa diventa praticamente introvabile. I nuovi sistemi lo rendono praticamente silenzioso, non emette rumori e per i radar è difficilissimo tracciarlo.

Inaugurato nell’aprile del 2015 il “Kranodar” (questo il suo vero nome) fa parte della classe Warszawianka di sottomarini diesel-elettrici. Il 29 maggio scorso aerei e navi della Nato che lo tenevano d’occhio ne hanno perse le tracce. E così è iniziata una caccia al “buco nero” che ha interessato forze militari di mezzo mondo, mentre il sottomarino scorrazzava nei mari vicino alla Siria e lanciava missili “di nascosto”.

Secondo quanto riporta una inchiesta condotta dal Wall Street Journal, il 6 maggio il ministero della Difesa russo aveva informato amici e nemici che Krasnodar avrebbe lasciato il Mar Baltico facendo rotta verso il Mar Nero, dove avrebbe raggiunto la flotta di stanza a Sebastopoli. Per qualche miglia di navigazione il Krasnodar ha viaggiato alla luce del sole, solcando la superficie dei mari. Navi e aerei della Nato lo hanno dunque seguito senza problemi, tracciandone facilmente la rotta. Secondo quanto scrive Repubblica, poi, una fregata danese che ne aveva incrociato la rotta decise addirittura di pubblicarne una foto su Twitter. Come se si trattasse di un gioco.

Ma quando in mezzo ci sono armi e situazioni geopolitiche, sempre meglio non scherzare. E infatti dopo che la fregata britannica Hms Somerset e una motovedetta spagnola ne hanno segnalato la presenza, il 13 maggio il sottomarino è entrato nel Mediterraneo. Anche qui, nessun mistero: la Nato lo sapeva e lo ha monitorato con un incrociatore Usa e con un Boeing P-8 Poseidon “partito da Sigonella”. Poi, però, il ad un certo punto il “buco nero” (era il 29 maggio) scompare dai radar.

Quando si inabissa diventa praticamente invisibile ed è da lì che sarebbero partiti i missili cruise che hanno colpito basi dello Stato islamico nei pressi della città siriana di Palmira. A dirlo è stato lo stesso ministro della Difesa di Mosca, annuncio che a spiazzato i nemici della Nato. Anche per questo, una settimana dopo, gli Usa spediscono la portaerei americana a propulsione nucleare Uss Bush nel Mediterraneo dal Canale di Seuz. In teoria doveva entrare nel Mare Nostrum per aiutare i ribelli siriani nella guerra contro l’isis, ma l’ordine di missione venne allargato alla caccia al “buco nero”. Come era possibile che i missili fossero partiti dal sottomarino senza che nessuno se ne accorgesse?

Per mesi il “buco nero” è stato cercato in tutto il mare. Poi a metà giugno ha esploso nuovi missili verso la Siria. Gli Usa avevano appena abbattuto un aereo di Damasco del presidente Assad e in tutta risposta la Russia decise di far “riemergere” i missili del sottomarino fantasma. La caccia si è conclusa solo il 9 agosto, quando Krasnodar si è finalmente unito alla flotta del Mar Nero. Non senza dimenticare una puntatina alla Giornata della Marina militare russa che si è tenuta in Siria il 30 luglio.

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