Detenuto preso a calci e pugni al carcere di Prato, quattro agenti indagati

UNA scarica di calci e pugni per aver osato sfidare la legge del carcere, registrando voci, botte e minacce. La procura di Prato indaga sulla denuncia presentata da Rachid Assarag, detenuto marocchino che sta scontando una pena di 9 anni e 4 mesi per violenza sessuale, e che ha registrato in diversi istituti italiani presunti abusi da lui subìti da parte degli agenti della polizia penitenziaria. Assarag, difeso dall’avvocato Fabio Anselmo, ha descritto di fronte ai magistrati un autentico pestaggio, che sarebbe stato scatenato proprio dalla scoperta dell’apparecchio: per verificare le pesantissime accuse la procura ha iscritto sul registro degli indagati 4 agenti della polizia penitenziaria, all’epoca (i fatti risalgono alla primavera del 2014) in servizio a Prato, ipotizzando i reati di lesioni aggravate, abuso di ufficio e omissione di atti d’ufficio, calunnia e falso. Le guardie spiegarono infatti di essere state aggredite da Assarag dopo averlo sorpreso ad armeggiare con una forbicina, tanto da denunciarlo per resistenza. Gli accertamenti, affidati ai pm Lorenzo Gestri e Laura Canovai, proseguono ora nel massimo riserbo per ricostruire con precisione l’accaduto. «Abbiamo massima fiducia nella magistratura, speriamo che si faccia giustizia il prima possibile — commenta Fabio Anselmo — Le registrazioni fatte da Rachid sono state ritenute genuine da più giudici e ci danno un quadro che definire inquietante è dire poco».

Assarag è stato sentito una prima volta dal sostituto procuratore Gestri nel novembre del 2014, nel carcere di Sollicciano, dopo aver ricevuto l’avviso di conclusioni indagini per l’accusa di resistenza. Sconvolgente il racconto fatto davanti al magistrato: «Il personale si accorse del registratore di piccole dimensioni che avevo attaccato con un filo all’altezza del petto, ed era nascosto da una maglietta. Iniziarono a chiedermi conto (…), io risposi che era l’unico modo per dimostrare le condotte illecite e da quel momento iniziarono a picchiarmi. All’inizio erano quattro ma col passare dei minuti sopraggiunsero altri agenti. Ad un certo punto erano almeno otto persone». E ancora: «Fui costretto a rimanere a terra prono, e sentivo sopra di me che montavano gli agenti e scalciavano (..) ricordo che mentre ero ancora in terra alla presenza degli ispettori intervenuti che avevano determinato l’interruzione dell’aggressione, sentii il personale che mi aveva colpito dire tra loro che in magazzino avevo forbici non consentite». Poi, durante il tragitto in infermeria (Assarag si muove su una sedia a rotelle), altre botte e minacce. Il detenuto marocchino ha denunciato abusi, e rimediato denunce, anche durante la sua detenzione a Sollicciano. Nel giugno 2014 fu testimone della disperazione di un detenuto che chiedeva di accedere a un piccolo conto per

chiamare al figlia all’estero: al rifiuto delle guardie penitenziarie, l’uomo iniziò a tagliarsi le braccia con una lametta per protesta, e alcuni giorni più tardi si uccise con una bomboletta del gas. Rachid chiese più volte di indagare sulla vicenda, e due mesi più tardi cercò di superare il cancello semiaperto della sezione per andare a fare denuncia. Pochi giorni più tardi riuscì nel suo intento, ma le indagini sono ancora in corso.

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