Igor Vaclavic, il killer di Budrio e il rapporto con il sesso. Ecco cosa è spuntato su internet

«Però, figo questo Igor, il fuggitivo. Avete visto la sua foto segnaletica? Sapete che a Valencia, durante il suo soggiorno spagnolo, per mantenersi faceva il gigolò?». Ieri, durante un pranzo in riva al mare, mentre con un gruppo di amici commentavamo le notizie del giorno, una nostra amica scema ha pronunciato questa frase, e in quell’istante ho avuto la conferma di quello che pensavo da giorni, cioè che la comunicazione della strategia adottata per catturare l’assassino più ricercato in Italia, il serbo dagli occhi di ghiaccio Igor Vaclavic, fosse fallimentare, se la sua immagine ha iniziato ad essere mitizzata e paragonata a quella di un eroe alla Harrison Ford ne “Il fuggitivo”, con la differenza che quello era un film, ed il protagonista era innocente.

Ma la nostra commensale scema ha anche aggiunto: «Vi rendete conto? Ottocento uomini tra carabinieri, polizia e unità speciali, tutti impegnati da una settimana per stanarlo, e lui si nasconde nelle radure come un lupo, si immerge sott’acqua come un caimano respirando attraverso una canna, si mimetizza nella boscaglia come un animale selvatico senza sentire la fame, si cura le ferite e si sutura i punti da solo, allenato al dolore come i Khmer Rossi cambogiani, e poi parla cinque lingue, ruba le zattere, naviga a torso nudo nei canali, e come il mitico Rambo riesce a rendersi invisibile!».

VITA ROMANZATA
Quando si crea un’aspettativa di soluzione immediata e di giustizia esemplare su orribili fatti di cronaca, e poi queste non si realizzano in tempi brevi, la delusione brucia, l’attenzione delle persone resta alta in attesa della fine della storia, si sviluppa in loro uno stato ansioso finalizzato a conoscere i particolari, soprattutto se si viene informati di continuo sulle dinamiche adottate, con la descrizione dei dettagli e delle strategie messe in atto con l’imponente schieramento di uomini coinvolti nella cattura di un solo uomo in fuga, il feroce assassino che ha freddato in una settimana un tabaccaio a Budrio, una guardia ecologica e ferito gravemente un agente di polizia, ai quali ha successivamente rubato pure le armi.

Abbiamo letto di tutto su di lui, su quell’Igor Vaclavic conosciuto anche come Norbert Faher, un 41enne serbo e violento, fuggito dai servizi segreti russi, riuscendo, con una lama sottile come un bisturi, a tagliarsi dal vivo il tatuaggio distintivo tipico che viene impresso sulla caviglia di tutti i militari russi. Abbiamo ascoltato dai telegiornali che il ricercato è latitante nel suo Paese per rapine e per aver stuprato una minorenne a Belgrado, che è stato in carcere in Italia dove si allenava quotidianamente per non perdere il suo addestramento paramilitare, arrivando a praticare 6mila addominali al giorno, e dove si faceva chiamare Ezechiele, non come il personaggio biblico, ma come il famoso lupo famelico. Abbiamo letto interviste ai suoi compagni di cella, che lo descrivono come un duro che non si piega e non si spezza, e che non si farà mai catturare vivo; al sacerdote del penitenziario, che lo seguiva durante la detenzione e che gli ha lanciato inutilmente un appello per costituirsi; ai procuratori di Bologna e di Ferrara che coordinano le ricerche e che hanno mostrato le cartine del vasto territorio di Marmorta, dove sono state trovate dalle unità cinofile le tracce del fuggitivo e che viene battuta e scandagliata palmo a palmo, giorno e notte. Ed abbiamo ascoltato anche il capo della Polizia Gabrielli che ha sottolineato la pericolosità estrema del soggetto armato, allertando la popolazione, e la voce autorevole del ministro dell’Interno Minniti che ha dichiarato sicuro: «Lo prenderemo».

RICERCHE INFRUTTUOSE
Ma al nono giorno di ricerche su tutte le strade, i terreni, i canneti, le boscaglie e gli acquitrini, del violento Igor non c’è traccia, è ancora alla macchia, di lui non si vede nemmeno l’ombra, è un fantasma, un uomo braccato ma introvabile. Per questo è stato fatto intervenire anche un sensitivo, che in passato ha prestato le sue capacità ultra sensoriali alle forze dell’ordine, il quale ha fornito quelle che secondo lui erano le coordinate gps precise del passaggio nelle valli del Vaclavic, diventate il fulcro centrale delle ricerche. Igor in Italia non ha mai avuto documenti ufficiali, per cui non è stato possibile rimpatriarlo, ma aveva un profilo Facebook dove postava i suoi selfie, sorridente davanti a statue e monumenti come un turista qualsiasi. I cani molecolari hanno fiutato il suo passaggio vicino alle paludi, i droni a raggi infrarossi hanno individuato un giaciglio e brandelli della sua maglietta sporca di sangue in zone inaccessibili, gli elicotteri in volo non hanno fotografato movimenti sospetti, i militari hanno trovato l’impronta della sua mano insanguinata su un fiorino rubato, all’interno del quale sono stati rinvenuti farmaci, guanti di lattice, tamponi, cerotti per ferite estese ed anche punti adesivi per tagli profondi, oltre al Lisoform e resti di cibo, inclusi il caffè Vergnano, la Nutella e il liquore Limoncello.

CACCIA AL LADRO
Ecco, il problema è proprio questo. Tutte queste notizie sarebbero dovute rimanere custodite all’interno delle Procure e nei rapporti riservati dei Ris di Parma, anziché finire in pasto sui giornali e nei tg di tutte le reti, così da creare curiosità morbose e fare del personaggio una leggenda, suscitando in molti una inconscia attrazione, oltre a una sotterranea ammirazione, come quella della mia amica scema, per un violento criminale che da giorni, ferito e affamato, beffa da solo a mani nude tutto il massiccio spiegamento di reparti speciali, armati fino ai denti. I quali militari, avendo svilito le nostre aspettative immediate in loro riposte, vengono denigrati, provocando l’effetto rembaund di “esaltazione” del soggetto criminale. E nella spettacolarizzazione mediatica della caccia al ladro, più l’idealizzazione sarà preponderante e illusoria, maggiore sarà la svalutazione della parte offesa. Le vittime annientate ed uccise brutalmentre vengono accantonate nella memoria, la loro tragedia viene depotenziata e sovrastata dalla attrattiva forza animale del carnefice in fuga, comunicata nei particolari, la quale diventa un veicolo inconsapevole di ambigue ideologie,oltre che di una tifosa speranza di vederlo arrivare a farla franca.

Così anche oggi, nel giorno di Pasqua, mentre le nostre forze dell’ordine continueranno affannosamente a braccare il fuggitivo, con tutte le loro tecnologie e il supporto del sensitivo, ci saranno altre persone, oltre alla nostra famosa amica scema, che guarderanno a Igor il serbo come una volta guardavano al “mitico” Renato Vallanzasca, un rapinatore, sequestratore e assassino, condannato a quattro ergastoli e 295 anni di reclusione per sette omicidi e vari reati, ma che ancora oggi viene ricordato e citato per il suo aspetto fisico e la sua rocambolesca vita criminale, con la definizione migliorativa, affascinata e indulgente di “il bel René”.