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Miele, l’anno nero: pessima raccolta e il prezzo vola

Il 2016 ha registrato un risultato record negativo, tra i peggiori degli ultimi 35 anni. Calano tutte le varietà con una punt adi 400mila tonnellate in meno, rispetto al 2015, per quello di acacia


Meno miele e più caro. Sono le conseguenze dell’annata 2016, tra le peggiori degli ultimi 35 anni, che  segna rispetto al 2015 un calo di tutte le varietà, con punte di oltre 400 tonnellate per quello di acacia (fonte: Consorzio Nazionale Apicoltori). Le condizioni climatiche avverse e il progressivo indebolimento delle api, anche a causa dell’uso di pesticidi in agricoltura, sono un campanello d’allarme per gli apicoltori italiani ed europei.

Nonostante l’aumento del numero di alveari messi a produzione rispetto allo scorso anno, il miele di acacia biologico è passato da 437 tonnellate (annata 2015) alle 184 tonnellate di quest’anno, quello di acacia convenzionale da 266 a 91 tonnellate, quello di agrumi bio da 54 a 35 tonnellate e il convenzionale da 174 a 148 tonnellate. L’Italia, comunque, continua a non amare molto il miele: se ne consumano non più di 400 grammi all’anno a testa – oltre un terzo in meno della media europea, attestata a 600 grammi –, anche se lo si ritrova in molti prodotti destinati alla colazione o al settore farmaceutico e alla cosmesi (fonte: Consorzio Nazionale Apicoltori).

Honey dripping from wooden honey dipper isolated on white background
Honey dripping from wooden honey dipper isolated on white background

Trent’anni fa l’industria alimentare, farmaceutica e cosmetica utilizzava il miele come ingrediente delle rispettive produzioni per non più del 15% del totale; oggi è passata a circa il 40% e stima che nei prossimi quattro o cinque anni impiegherà il 50% del consumo totale di miele (fonte: Aiipa).

Ogni anno in Italia si consumano in media 20 mila tonnellate di miele, 8 mila delle quali (40%) utilizzate come ingrediente di prodotti alimentari e cosmetici. Le altre 12 mila tonnellate sono utilizzate in ambito domestico, in cucina per la preparazione di dolci o a colazione o, ancora, abbinando il miele a formaggi o ad altri prodotti, magari della tradizione.

Si tratta di un consumo con un trend sostazialmente piatto, 18-20 mila tonnellate all’anno, per un giro d’affari di oltre 64 milioni di euro. Consumo coperto solo al 50% dalla produzione nazionale, mentre il resto è importato da Paesi esteri, soprattutto dell’Est Europa, tradizionalmente grandi produttori e esportatori (fonte: Aiipa).