L’Fbi riapre le indagini sulle email di Hillary Clinton


“E’ imperativo che l’Fbi pubblichi tutte le informazioni relative alle nuove mail, e le renda note immediatamente al pubblico americano”. Così Hillary Clinton ha reagito al nuovo scandalo che l’ha investita ieri, a dieci giorni dalle presidenziali. L’ex segretaria di Stato quindi ha scelto di andare all’attacco, sfidando gli investigatori a rivelare quello che sanno.

 

L’Fbi ieri ha riaperto l’inchiesta sulle mail private di Hillary, facendo esplodere una bomba elettorale. Questa rivelazione infatti può avere due effetti: influenzare il risultato in favore di Trump, o esporre gli Usa al rischio di eleggere un capo della Casa Bianca che subito dopo potrebbe essere incriminato. Un incubo per gli Stati Uniti, dove infatti Wall Street e il dollaro hanno subito perso terreno.

Quando era segretaria di Stato, Clinton aveva usato un server privato per le sue mail. Lei sosteneva di averlo fatto per convenienza, mentre i repubblicani l’accusavano di aver cercato di nascondere così gli interessi privati che coltivava mentre era al governo, ad esempio favorendo la Foundation del marito Bill, oppure di cancellare gli errori commessi nel caso dell’assalto al consolato di Bengasi. L’Fbi ha condotto un’inchiesta durata un anno e mezzo, e a luglio l’aveva chiusa senza incriminare nessuno. Il direttore Comey aveva rimproverato a Hillary e ai suoi collaboratori un comportamento «estremamente irresponsabile», perché le mail transitate sul server privato contenevano in parte informazioni segrete, ma non aveva scoperto le prove di reati. Ieri però ha inviato una lettera ai leader del Congresso, per informarli del nuovo sviluppo: «In connessione con un caso non collegato, l’Fbi ha saputo dell’esistenza di mail che appaiono pertinenti all’inchiesta. Gli investigatori mi hanno informato di questo ieri, e io ho concordato che è appropriato compiere passi per esaminare le mail, determinare se contengono informazioni segrete, e valutare la loro importanza per l’inchiesta». Quindi Comey ha aggiunto: «L’Fbi non è ancora in grado di valutare se questo materiale è significativo, e non posso prevedere quanto tempo servirà per completare il lavoro».

Le nuove mail sono state trovate in un computer condiviso da Anthony Weiner con la sua ex moglie, l’assistente storica di Clinton Huma Abedin. Weiner è sotto inchiesta criminale per aver scambiato messaggi a sfondo sessuale con una minorenne. Durante l’indagine gli agenti hanno sequestrato questo computer, trovando le mail di Huma. I messaggi però non sarebbero stati mandati da Hillary, e non sarebbero legati al suo server privato.

Trump ha subito sfruttato l’occasione: «Forse finalmente verrà fatta giustizia». John Podesta, leader della campagna di Hillary, ha commentato così: «E’ straordinario che tutto questo accada a 11 giorni dalle elezioni, dopo tutte le pressioni che i repubblicani hanno fatto su Comey per come ha gestito l’inchiesta. Il direttore dell’Fbi deve immediatamente informare gli americani sui dettagli di cosa sta esaminando. Siamo sicuri che non produrranno nulla di nuovo». La Clinton poco dopo ha tenuto una conferenza stampa, confermando questa linea: “Non ho idea di cosa stiamo parlando. Proprio per questo è imperativo che l’Fbi riveli tutto quello che sa”. Hillary infatti ritiene che non esistano mail che possano imputarle una condotta criminale, ma non sapendo cosa abbia in mano Comey non può difendersi. Può solo accusare il direttore dell’Fbi di aver lanciato un’operazione politica contro di lei.

Questo può rilanciare la corsa di Donald alla Casa Bianca, dopo che gli ultimi sondaggi lo davano indietro. Se invece Clinton vincerà comunque, c’è la possibilità che venga incriminata per un comportamento criminale dopo l’elezione a presidente, esponendo il paese all’incubo di un processo contro il capo della Casa Bianca e quindi di una crisi costituzionale.