La ciclista olandese si sente male durante i Mondiali in Qatar – Video


L’avvertimento, forte e chiaro. Il Mondiale di ciclismo, che avrà il suo culmine nella prova elite maschile, alla povertà tecnica di un tracciato privo di difficoltà altimetriche aggiunge una aggravante non da poco: rischia infatti di diventare pericolosissimo per la salute degli atleti. La prova l’ha subito offerta la cronometro a squadre femminile per club: la temperatura durante la gara ha raggiunto i 40° e una delle atlete della Rabo-Luv, l’olandese Anouska Koster, ha avuto un malore andando a sbattere contro le transenne. Le immagini sono impressionanti. L’atleta finisce a terra, prova a rialzarsi ma non riesce a stare sulle gambe: ricorda il tragico balletto di un pugile sull’orlo del ko, appare svuotata, nel corpo e nell’anima.

“E’ stato orribile, e non riesco a spiegare come ci si sente a pedalare per 40 chilometri nel deserto. E’ stato come stare dentro una sauna”, spiega una sua compagna di squadra, quella Roxanne Knetemann il cui padre, Gerrie, beffò Francesco Moser al mondiale del 1978 al Nurburgring. Il malore della Koster è un monito che non può essere sottovalutato, anche perché domenica prossima per i prof è previsto il passaggio nel deserto, dove le temperature, è praticamente certo, non saranno inferiori al quelle odierne.

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Significa che, considerando anche un tasso di umidità abbastanza elevato, le condizioni per correre saranno al limite dell’assurdo. E fa sorridere anche la posizione dell’Uci, che da giorni ha inviato esperti per monitorare il tutto prima di ogni gara. Evidentemente stavolta tali esperti hanno valutato che la temperatura per correre non presentava rischi. Da spiegarlo alla Koster…

Per combattere il caldo sono state predisposte, tra le altre cose, motociclette di supporto alla carovana con il compito di portare acqua a chi dovesse trovarsi in difficoltà, ghiaccio distribuito alle squadre prima della partenza. Ma sembrano più che altro dei palliativi. Domenica 16 la gara dei professionisti prevede 257 km, ma stando all’aria che tira non va esclusa una riduzione del percorso togliendo il tratto di deserto. Una decisione che può essere presa, al pari ad esempio di annullamento di tappe dei grandi Giri (vedere nell’ultimo Tour il Ventoux accorciato per il vento nella tappa drammatica di Froome che va a piedi), ma che renderebbe monco un mondiale che, essendo almeno sulla carta una questione solo tra uomini veloci, già si presenta povero tecnicamente.

Chiudiamo con la considerazione più scontata del mondo. Pur rispettando l’abbattimento di molte frontiere, considerando che non bisogna essere dei luminari, scegliere una sede più convenzionale sarebbe stato probabilmente più opportuno. Ma del resto, se il carrozzone del calcio nel 2022 si sposterà in Qatar a Natale per permettere di giocare il mondiale, a maggior ragione qualche sacrificio poteva essere chiesto ai ciclisti, per di più in prove di un giorno. I soldi degli sceicchi sono argomenti interessanti, saranno d’accordo anche gli atleti?