Roma, padre e madre picchiano la figlia nella Gay Street perché lesbica


Sono andati a prenderla nel cuore della movida gay, quella Gay Street che hanno identificato come il fulcro del “male”. Da una parte ci sono una madre e un padre che non accettano l’orientamento sessuale della figlia, scoperto da poche settimane. Dall’altra, c’è una figlia di 21 anni che si sta frequentando con un’altra ragazza. E la scorsa notte, questi due mondi si sono scontrati, con una violenza inaudita, sotto gli occhi di decine di persone, che hanno assistito all’ennesimo atto omofobo, prima dell’intervento di una pattuglia dei carabinieri e dell’arrivo di un’ambulanza.

Sono le due di notte, Claudia (il nome è di fantasia), studentessa universitaria alla Sapienza, si trova nella Gay Street in compagnia della “sua” Angela. Si conoscono da qualche mese, forse sta sbocciando una storia d’amore. Sono lì per passare una serata spensierata, con le amiche. Nessuna delle due immagina che, dall’altra parte di Roma, un pezzo della famiglia di Claudia si sia già messo in viaggio per “punirla”. I genitori di Claudia hanno da poco scoperto che è lesbica e non riescono ad accettare che possa provare dei sentimenti per un’altra donna. E così, venerdì notte, hanno deciso di dare libero sfogo alla loro omofobia. Protagonisti di quello che ai presenti è sembrato un vero e proprio raid, oltre alla madre e al padre di Claudia, anche la zia. «Quando hanno individuato la ragazza di Claudia tra la folla – racconta un testimone – le si sono avvicinati, con la scusa di chiederle una sigaretta. Erano solo la madre e la zia, il padre nel frattempo stava cercando Claudia. Dopo pochi secondi, una delle due si è rivolta ad Angela, dicendole: ‘Tu si entrata nel nostro mondo e io ora entro nel tuo’». Il tempo di finire questa frase, che la donna sferra uno schiaffo alla ragazza, tra lo stupore dei presenti, che non capiscono ancora cosa stia accadendo.

Il padre, nel frattempo, entra ed esce da alcuni locali della Gay Street. E’ un uomo violento, così riferiscono i presenti. Lavora come operaio nella zona del Tuscolano. Vuole trovare la sua Claudia, per urlarle contro tutta la sua rabbia malata. Angela, intanto, sta cercando l’amica, per avvisarla di quello che è appena successo. Gli animi si surriscaldano, la mamma, intanto, mostra il dito medio alla folla e urla frasi omofobe: «Sapete che ci dovete fare?». Qualcuno cerca di farla ragionare, ma è tutto inutile. Il padre riesce a trovare sua figlia, che viene colta da un attacco di panico. Lui, però, non si impietosisce e inizia ad insultarla, davanti a tutti. La ragazza si sente mancare la terra sotto i piedi, ha difficoltà a respirare. Alcune persone la sorreggono, sembra di essere sul punto di svenire. Il padre sferra un cazzotto contro il muro interno ad un locale e inizia a lanciare tavoli e sedie. Aggredisce nuovamente Angela, che nel frattempo era sopraggiunta nel locale, colpendola con un pugno allo stomaco. E’ il panico. Claudia grida al padre: «Lasciala stare, è la cosa più importante della mia vita» e, ancora: «Mi avete rovinato la vita».

I proprietari del locale avvisano il 112. I carabinieri arrivano dopo una decina di minuti, insieme ad un’ambulanza. Tutti i componenti della famiglia vengono identificati. Claudia è terrorizzata. I carabinieri le chiedono se voglia sporgere denuncia. Lei non se la sente, non ancora. Le spiegano che ha tre mesi di tempo per farlo ma che, senza un esposto, per loro è difficile procedere. Imma Battaglia ricorda quando sia urgente l’approvazione di una legge contro l’omofobia, «perché nessuno possa più sentirsi violato nel proprio intimo, nel proprio essere… mai diverso dagli altri e del tutto uguale a se stesso. Non vogliamo più Padri Padroni capaci di violentarci in pubblico, con insulti e minacce, con violenza e terrore». Il pubblico della Gay Street è incredulo, a tratti sconvolto, di fronte a quell’ottusa dimostrazione di violenza cieca e inarrestabile di un padre contro la propria figlia. Contro la madre, che a più riprese ha insultato i presenti, si leva un coro: «Vergogna». La notizia si diffonde, in poche ore su Facebook, grazie anche alla pagina “Omofobia Stop”, che condivide le prime testimonianze dei presenti. «Eravamo allibiti, non riuscivamo a credere ai nostri occhi – racconta un testimone – Ma in quale Paese viviamo?».