Omicidio Rea – Parolisi cacciato dall’esercito e trasferito in un carcere civile


“Gentile signor Rea, Le comunico che in data 16 giugno 2016 la Direzione generale per il personale militare ha decretato la perdita di status militare di Salvatore Parolisi nonché la cessazione del rapporto di impiego con l’Amministrazione della Difesa a far data dal 13 luglio 2016. Il trasferimento di Parolisi presso un istituto di pena civile verrà eseguito una volta disposto dalla competente Procura Generale di Perugia, già in tal senso formalmente interessata da codesto ministero”. Con queste parole il generale Alberto Rosso, capo di gabinetto del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti ha comunicato a Gennaro Rea, padre di Melania Rea, uccisa con 36 coltellate dal marito, il 18 aprile 2011 nel bosco di Ripe di Civitella, in provincia di Teramo, il trasferimento dell’assassino in un carcere civile.

Nel suo appello disperato il padre della vittima chiedeva: “Quell’uomo ha ucciso la moglie davanti alla loro figlia, si è macchiato di un delitto orribile e non si è mai assunto le sue responsabilità, ma può restare un soldato? Può godere dei privilegi concessi a chi appartiene all’Esercito, come scontare la pena in un carcere militare a cinque stelle?”. La risposta è no. E, infatti, da qualche settimana per il Ministero della Difesa Parolisi non è più un militare. Perché venga trasferito in un penitenziario ordinario a scontare la sua condanna manca ancora un passaggio giudiziario, che è previsto per il prossimo 28 settembre. In quella data la Procura generale di Perugia chiederà ai giudici l’applicazione di un ulteriore pena accessoria che non era prevista in sentenza”.