Bella, criticata e sola contro tutti: Darya Klishina, l’unica russa alle olimpiadi di Rio


“Nel nome della comunità degli atleti puliti e delle organizzazioni antidoping – è scritto nella lettera – confidiamo che il Cio, in base a carta, codici e principi olimpici, sospenda immediatamente il comitato olimpico e paralimpico russo dal movimento e dichiari che nessun atleta può rappresentare la Russia ai Giochi”.
In prima fila in questa “battaglia” in nome dell’etica e dello sport pulito ci sono gli Usa, con il presidente della locale agenzia (Usada) Travis Tygart, secondo il quale i russi non avrebbero mantenuto la promessa di fare pulizia. Il NY Times ribadisce quindi che già lunedì il Cio potrebbe annunciare il bando olimpico a tutte le rappresentative della Russia.

Verrebbero quindi accreditate le dichiarazioni di Grigory Rodchenkov, ex direttore del laboratorio di Sochi che avrebbe ricevuto ordine dal governo di coprire il doping russo, con l’intervento perfino di agenti dei servizi segreti per ‘ripulirè o sostituire i campioni organici di molti atleti che erano stati controllati. Tra coloro risultati positivi ma poi ‘cancellati’, secondo un’inchiesta pubblicata nei mesi scorsi dal quotidiano della Grande Mela, ci sarebbero stati 15 vincitori di medaglie. Il ministro dello Sport russo, Vitaly Mutko, ha sempre contestato con decisione queste ricostruzioni giornalistiche.

Oltretutto le agenzie che chiedono la messa al bando della Russia si sono mosse in base a un rapporto che la Wada, l’agenzia mondiale antidoping, ha commissionato all’avvocato canadese Richard McLaren, i cui contenuti avrebbero dovuto essere divulgati soltanto domani e che invece sono già noti. Tra l’altro, McLaren avrebbe coinvolto lo stesso Mutko nel programma del cosiddetto ‘doping di Stato’. “Il rapporto McLaren non è ancora stato pubblicato, ma per loro è tutto già molto chiaro – ha replicato il ministro – e questo è sorprendente. Magari è stato proprio Tygart a scrivere questo rapporto? Non sarebbe affatto sorprendente”.

A favore della tesi russa si è schierata la Fina, federazione internazionale del nuoto, secondo cui “le richieste di Usa e Canada sono premature, e si basano su contenuti di un rapporto che avrebbero dovuto rimanere strettamente confidenziali fino alla pubblicazione. Tutto ciò mina la credibilità di tale rapporto”. Anche secondo l’irlandese Pat Hickey, presidente dell’associazione europea dei comitati olimpici, che si è detto scioccato per i contenuti della lettera, “è chiaro come l’indipendenza e la credibilità del rapporto siano stati compromessi”.
E’ quindi un caso da guerra fredda, che però domani al Cio determinerà una giornata ‘bollente’, senza contare che pende al Tas il ricorso di una sessantina di componenti della Russia dell’atletica (tra i quali la fuoriclasse dell’asta Yelena Isinbayeva) contro il divieto di partecipare a Rio 2016.