E’ morto Bernardo Provenzano, il boss mafioso era malato

Era detenuto in regime di 41 bis. Da due anni in stato vegetativo in unʼarea speciale dellʼospedale San Paolo.

Bernardo Provenzano è morto dieci anni dopo il suo arresto. Era l’11 aprile del 2006 quando gli agenti dello Sco e della Mobile di Palermo misero fine a una latitanza durata 43 anni. L’irruzione nel covo della “sua” Corleone, le manette, il sorriso beffardo. E ancora la folla che esulta e che grida “Bastardo” al boss dei boss, a quel padrino-fantasma che guidava Cosa Nostra a colpi di pizzini almeno dal 1993, dall’arresto di Totò Riina.
Latitante per ben 43 anni, Provenzano per il ministero della Giustizia aveva meritato il carcere duro, anche quando per i medici non era più capace di incapace di intendere e volere. Il boss siciliano rappresentava in carne e ossa alcune delle pagine più nere della storia italiana recente. Come braccio destro di Riina, impartisce l’ordine degli attentati di Capaci e via d’Amelio nel 1992, le stragi in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E c’è sempre la sua mano nell’autobomba di via dei Georgofili a Firenze.


L’11 aprile scorso ricorreva il decennale del suo arresto, avvenuto in un casolare a pochi passi da dove era nato, in località Contrada dei Cavalli, a Corleone, in provincia di Palermo. A tradire il boss era stato l’ultimo suo pizzino, inviato alla moglie la mattina stessa dell’arresto.