Italia accoglie detenuto Guantanamo, Usa ‘grati’


L’Italia ha deciso di accogliere un detenuto yemenita di Guantanamo, il campo-prigione a Cuba che il presidente Barack Obama vuole smantellare. La decisione è stata presa per ‘motivi umanitari’, ha fatto sapere in serata la Farnesina, spiegando che l’Italia ha dato il suo via libera al trasferimento nel paese di Fayiz Ahmad Yahia Suleiman, accogliendo la richiesta degli americani e dello stesso yemenita che aveva fatto domanda di accoglienza. E immediatamente è arrivato il ringraziamento Usa con il Pentagono che in una nota sottolinea la “gratitudine al governo italiano” per la decisione.

Ma anche e soprattutto per il sostegno di Roma “agli attuali sforzi americani di chiudere la prigione”. Sforzi che lo stesso Obama aveva messo tra gli obiettivi del suo mandato ma che difficilmente riuscirà a rispettare prima della sua uscita dalla Casa Bianca. Una volta mandato in Italia lo yemenita, nel campo di detenzione cubano restano infatti altri 78 prigionieri. Non è la prima volta che l’Italia prende detenuti di Guantanamo. Già nel 2009, con l’allora governo Berlusconi, due tunisini accusati di terrorismo sono stati trasferiti nella penisola.

Chi è Fayiz Ahmad Yahia Suleiman?

download (7)Fayiz Ahmad Yahia Suleiman, lo yemenita 41enne trasferito oggi dal campo di detenzione di Guantanmo in Italia, nel 2008 era considerato dal Pentagono “altamente pericoloso per gli Usa ed i loro alleati” e “membro di al Qaeda combattente della 55esima brigata araba in Afghanistan sulle linee del fronte di Taloqan e delle montagne di Tora Bora”. E’ quanto si legge si legge nel rapporto – pubblicato dal New York Times – contrassegnato come “segreto e da non mostrare a cittadini stranieri” (“Secret/Noforn”) dal contrammiraglio Mark H. Buzby, che all’epoca continuava a “raccomandarne la detenzione”. Suleiman si legge nel rapporto “nato a Jedda (in Arabia Saudita) il primo settembre 1974…e’ stato formato nel campo di adddestramento di al Qaeda di Al-Faruq e aveva ricevuto un addestramento avanzato nell’uso dei veleni nel campo di Tamak (entrambi in Afghanistan vicino Kandahar, nel sud del Paese, ndr)”. Suleiman, si legge nel rapporto di 8 anni fa, “e’ stato un veterano della jihad bosniaca (era uno dei musulmani stranieri che combatterono tra il 1992 ed il 1995 al fianco dei bosniaci islamici durante la guerra nella ex Jugoslavia, ndr) ed era in stretti rapporti con l’ex comandante bosniaco e operativo di al Qaeda, Abu Zubayr al-Haili”.

L’affermazione che fosse un membro della jihad bosniaca contrasta temporalmente con un passo successivo del testo in cui si afferma che “dal 1994 al 2001 ha lavorato d’estate in una fabbrica di plastica a Hudaydah (in Yemen) e vendeva mele in un negozio di alimentari. Nel 1998 completa il secondo anno di liceo alla madrassa (scuola religiosa) Subah sempre di Hudaydah che abbandono’ per non fare il servizio militare”. Suleiman sarebbe stato reclutato da al Qaeda “ad agosto del 2001 quando” dopo aver trascorso tre anni in Arabia Saudita torno’ in Yemen per ottenere “un passaporto con cui ando’ a Karachi (in Pakistan) per poi procedere alla volta di Quetta (centro talebano nel Paese) e da qui a Kabul”. Alla fine venne arrestato dalla polizia pakistana che “lo trasferi’ nella prigione di Kohat dove rimase per circa due settimane. Il 30 dicembre 2001 le autorita’ pakistane lo consegnarono agli Usa”. Dopo 2 anni le valutazioni sulla pericolosita’ di Suleiman debbono essere cambiate se sin dal 2010 venne classificato tra i prigionieri trasferibili e dopo altri 6 anni ha lasciato per l’Italia il campo di detenzione nella base della Us Navy nell’omonima enclave Usa a Cuba. Qui dal gennaio del 2002 vennero imprigionati, su ordine dell’allora presidente George W. Bush, i cosiddetti “nemici combattenti” (definizione di comodo per non riconoscerli come prigionieri di guerra, protetti dalla Convenzione di Ginevra) dell’America, catturati in Afghanistan o nel resto del mondo.