Fermo, la testimone minacciata: “Vivo un inferno, ma ho detto la verità”


Lei, Pisana Bachetti, uno dei testimoni presenti alla lite che a Fermo ha portato alla morte di Emmanuel Chidi Nnamdi.

Aveva raccontato alla polizia e alla stampa la sua versione dei fatti, dopo l’insulto (“scimmia africana”) rivolto da Amedeo Mancini a Chinyery, la moglie del nigeriano. Aveva detto di aver visto la coppia nigeriana “assalire letteralmente” l’ultrà fermano: “Lo hanno picchiato per quattro o cinque minuti – aveva raccontato – e lo hanno colpito anche con il palo di un segnale stradale”.

Le minacce di morte alla testimone dell’omicidio del nigeriano

Ora, però, a causa della testimonianza, dice di essere finita vittima di alcune minacce. In una conversazione con il Resto del Carlino, afferma: “La mia vita è diventata un inferno. E questo solo per aver fatto quello che ogni cittadino nella mia situazione avrebbe dovuto fare: chiamare la polizia perché c’era un rissa in corso”. Poi ha aggiunto: “Ricevo chiamate da tutta Italia. Appena dieci minuti fa mi è stato inviato l’ultimo messaggio in cui mi davano della nazista. Ed è solo uno dei tanti che mi giungono. Ora mi dovete lasciare in pace. Tutti. Non voglio più essere disturbata, basta, lasciatemi in pace, non voglio dire più niente né parlare con nessuno. Sono stata sbattuta in prima pagina prima del nome del presunto assassino solo per aver detto la verità”. Chi la cerca la accusa di essere razzista e xenofoba. “Sto vivendo un incubo – aggiunge – Sono solo una cittadina fermana, mai stata razzista, che ha avuto la sfortuna di trovarsi in quel luogo e di assistere alla rissa che ha portato alla morte di quel povero ragazzo. Ho fatto solo il mio dovere da cittadina e ora mi trovo all’inferno. Non mi resta altro da fare che aspettare la fine di questo incubo. Mi hanno cancellato il profilo Facebook, non c’è più niente, hanno cancellato i miei amici, tutte le mie foto, tutti i miei ricordi. Basta ora, lasciatemi in pace”.

Come aveva fatto in precedenza, poi, Pisana Bachetti ha confermato quanto raccontato alla Procura. “Ho visto che il giovane fermano, prima di sferrare un pugno, è stato letteralmente assalito dalla vittima e da sua moglie. Lo hanno picchiato per quattro o cinque minuti e lo hanno colpito anche con un segnale stradale trovato nei pressi. Quando ho assistito a quella scena, ho chiamato la polizia perché temevo per l’incolumità del 39enne fermano, che ha reagito con un colpo, purtroppo per la vittima, ben assestato. Qualcuno ha cercato di intervenire, ma è stato preso a scarpate dalla moglie del giovane di colore”.