Chernobyl, 30 anni fa il disastro. Trovate tracce radioattive nel latte in Bielorussia


A 30 anni dal disastro di Chernobyl, un test di laboratorio ha accertato la presenza di residui radioattivi nel latte in Bielorussia. Secondo gli scienziati, il risultato è da imputare proprio all’incidente verificatosi il 26 aprile del 1986. I livelli di isotopi radioattivi sono stati certificati di dieci volte superiori al limite nazionale stabilito per la sicurezza alimentare.

Francia, “ancora possibile un grande incidente” – A trent’anni esatti dalla catastrofe, il presidente dell’Autorità per la sicurezza nucleare francese, Pierre-Franck Chevet, ritiene che nonostante i progressi realizzati un “incidente nucleare maggiore è possibile”, incluso in Europa. Nell’intervista, pubblicata oggi su Le Monde Chevet, afferma anche che il contesto francese è “particolarmente preoccupante”.

c5be35beac87c78b64df64c8da7aea95Il disastro avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1.23 circa, presso la centrale nucleare V.I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale (all’epoca parte dell’URSS), a 3 km dalla città di Pryp’jat’ e 18 km da quella di Černobyl’, 16 km a sud del confine con la Bielorussia. Le cause furono indicate variamente in gravi mancanze da parte del personale, sia tecnico che dirigente, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell’impianto stesso e nella sua errata gestione economica ed amministrativa. Nel corso di un test definito “di sicurezza” (già eseguito senza problemi di sorta sul reattore n. 3), il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso, portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore n. 4 della centrale: si determinò la scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell’idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllocon l’aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore che a sua volta innescò un vasto incendio.

Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e iBalcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.[1]