“Era mezza nuda, e poi……”: il porno-siluro di Daniela Santanchè contro Agnese Renzi


A Daniela Santanché non deve essere proprio andato giù il diluvio di sfottò seguito alla sua apparizione alla Scala il 7 dicembre 2015 vestita di verde. Tant’è che dedica a quell’episodio un capitolo intero della sua autobiografia “Sono una donna, sono la Santa”, che a fine mese sarà in libreria per i caratteri della Mondadori. E si difende con i denti e con le unghie, spiegando in modo civettuolo la condizione emergenziale con cui era arrivata a quella prima teatrale: «Quel pomeriggio – scrive, – arrivai a casa trafelata: “Oddio, stasera c’è la prima e che mi metto?”. Avevo pochissimo tempo per la doccia, il trucco, i capelli… (dopo, tutti a dirmi: “Che bella pettinatura!”; me l’ero fatta da sola, con le mollettine prese al mercato degli Oh bej, oh bej a 10 euro, ma tanto chi vado a convincere…?). Pochissimo tempo per vestirmi: dovevo arrangiarmi. Decisi al volo di indossare la gonna verde con camicia e papillon ma dovevo anche mettere qualcosa sulle spalle, quindi optai per un pellicciotto, verde anch’esso. Ma sì, poteva funzionare». Ma non era convinta fino in fondo della mise: «Continuavo a ripetermi: non sono la Santanchè, sono troppo semplice, troppo semplice!». Come tutti sanno, non fu quello l’effetto di quel verde sgargiante, su cui si è esercitato per settimane il web, che l’ha paragonata a un gazebo ambulante di Matteo Salvini, al Grinch o all’Arbre Magique.

La Santa prova con una prima rivincita: «La cosa che mi fece più godere fu che il mio abbigliamento era costato in tutto 500 euro. 300 (300!) la gonna, quella dello scandalo». Chissà gli «ohh…» di meraviglia della Milano chic. Sugli altri comuni mortali quella spesa che lei ritiene da piccola fiammiferaia fa meno effetto. Ma il vero sassolino dalla scarpa Daniela se lo leva poche righe più in là: «Se l’avesse indossata chiunque altra non sarebbe successo nulla, ma io con la mia mise annullai mediaticamente la prima della Scala, il premier, un soprano di fama mondiale… Mi dico: “Fossi andata scollata, scosciata…”. La moglie di Renzi, Agnese Landini, era mezza nuda, le si vedeva il tanga. Fosse accaduto a me, sarebbe successo il finimondo (…) Non mostravo un centimetro quadrato di pelle, ero coperta sulle spalle, la schiena, il petto, le gambe, anche le caviglie». Velenosetta sulla first lady italiana, dunque. Poi tocca a una seconda lady: «Il popolo di sinistra non ha argomenti autentici. I miei tacchi sono troppo alti, dicono… Ma se i miei tacchi se li mette Maria Elena Boschi (che io difendo e difenderò sempre per gli attacchi al suo essere figlia di suo padre, fosse pure un poco di buono) diventano perfetti. Quello che in me è volgare nelle loro donne è chic, ciò che in me è eccessivo nelle loro donne è giusto». Ma alla Santa non basta, e nella furia rischia il parallelo blasfemo: «Se papa Bergoglio indossa in aereo un sombrero più largo della cupola di San Pietro, è ritenuto splendido esempio di apertura alla cultura messicana (…) Ultimamente ho indossato un colbacco, un copricapo russo pensato per le nevi, l’ho fatto ad alta quota e in montagna, com’è noto, fa freddo. Ma ecco che mi dicono che mi vesto da mammut».