Rincari sulle sigarette in arrivo. Ecco quali marche subiranno la maggiorazione


Molti fumatori hanno la “fortuna” di preferire una marca di sigarette che costa meno rispetto a quelle più diffuse, altri semplicemente le scelgono proprio perché costano meno. Presto, proprio questa categoria, potrebbe subire un duro colpo: il prezzo delle sigarette “low cost” è destinato ad aumentare e pure di parecchio.

Dopo le notizie sulle multe (tanto giusto quanto salate) nei confronti di chi butta la cicche per terra entrate in vigore con il decreto Green Economy e le numerose novità in arrivo a partire da maggio (addio ai pacchetti da 10, immagini shock sul 65% dei pacchetti, ecc.), l’ennesimo rincaro è dietro l’angolo a causa di un decreto che il Ministero dell’Economia starebbe predisponendo, colpendo ancora una volta un vizio che molti italiani non riescono proprio a togliersi.

A livello generale ricordiamo che, secondo un sondaggio di Eurobarometro risalente al 2015, sarebbero circa 11 milioni i cittadini italiani con la passione per le bionde, una cifra che in termini percentuali corrisponde al 20,8% della popolazione. L’età media dei consumatori è di 44,7 anni, mentre il periodo più rischioso per iniziare a fumare è l’avvento della maggiore età (a 42 in media si smette). Fumano più gli uomini delle donne e il consumo medio è intorno alle 13 sigarette giornaliere. Sempre in media dunque, ogni fumatore compra tra i 4 e i 5 pacchetti a settimana, spendendo nell’arco di tutto l’anno cifre ingenti.

La cifra annuale di cui vi abbiamo appena parlato salirà ancora nel momento in cui scatteranno gli aumenti previsti dal MEF. I rincari però non riguardano tutti i marchi, ma solo le sigarette che ad oggi risultano avere un prezzo più basso, compreso tra i 4,20 e i 4,40 euro. Via XX Settembre starebbe infatti lavorando a un decreto che innalzerà l’onere fiscale minimo sulle bionde, vale a dire la parte fissa della tassa sul fumo.

Da sottolineare che, quello previsto per i prossimi mesi, non sarà il primo ritocco dell’anno. Nel mese di gennaio infatti l’accisa sulle bionde ha già subito una piccola variazione di calcolo. In quel caso però non si trattava di aumenti “voluti”, ma di un rincaro automatico dovuto alle leggi in vigore che stabiliscono che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli riveda annualmente il prezzo medio ponderato del tabacco sulla base dell’andamento delle vendite delle sigarette nell’anno solare precedente. L’accisa viene dunque ricalcolata proporzionalmente in base alla variazione. Nel 2015, il suddetto prezzo medio ponderato è passato da 226 a 233 euro al chilo, comportando dunque un’elevazione dell’accisa.

Il destino delle bionde nei prossimi mesi sembra essere ormai segnato. Secondo alcune indiscrezioni infatti, l’intenzione sarebbe quella di ritoccare un’altra componente della tassa, quella relativa all’onere fiscale minimo che pesa proprio sulle sigarette che costano meno. Attualmente quest’ultimo risulta pari a 170 euro. La volontà del Governo sarebbe quello di aumentarlo fino a un massimo di 5 euro. Nel caso in cui dalla teoria si passasse alla pratica, il prezzo delle sigarette low cost, quelle comprese tra i 4,20 e i 4,40 centesimi potrebbe salire di 30 centesimi a pacchetto, arrivando dunque a 4,50 – 4,70 centesimi.

Il decreto rappresenterebbe la prima applicazione di una norma prevista nell’ambito della riforma fiscale varata nel 2015 in base alla quale il ministero, previa proposta dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato, possa intervenire sul livello di tassazione previsto per le sigarette senza chiedere alcun parere al Parlamento. Sarà sufficiente predisporre un atto amministrativo e il gioco è fatto. A breve dunque i fumatori potrebbero avere, per l’ennesima volta, il portafogli più leggero. Si sa, i vizi costano, soprattutto il fumo.