Bruxelles, terroristi “beffati” dal taxi: troppo piccolo per portare le bombe


I tre terroristi che hanno colpito all’aeroporto di Bruxelles avrebbero potuto compiere un massacro di proporzioni ancora maggiori: a evitarlo è stata un’incomprensione con la società che gestisce i taxi. I tre, che sono giunti in taxi allo scalo, avevano infatti chiesto di essere prelevati a casa con un van. Invece sul posto è arrivata una berlina, e i terroristi hanno potuto caricare solo 3 delle 5 valigie esplosive che avevano preparato.

Un errore da parte del call center dei taxi di Bruxelles potrebbe quindi aver salvato diverse vite umane. Lo scrive Derniere Heure, secondo la quale i terroristi avevano chiamato il call center per chiedere un minivan, ma per un equivoco sarebbe stato fornito loro come taxi solo una semplice berlina. Per questo motivo, non avrebbero potuto mettere a bordo tutte le cariche esplosive che volevano portare all’aeroporto di Zavendem.

Nella hall delle partenze sono esplose due bombe, che hanno provocato almeno 15 morti e decine di feriti. Quando si è presentata loro un’automobile di normali dimensioni, non hanno potuto con facilità caricare tutti i bagagli preparati. Nella perquisizione nel quartiere di Schaerbeek sono state ritrovate altre cariche esplosive, tra le quali una quarta bomba, molto potente. Si trattava – scrive ancora il sito belga – di un ordigno di diversi chili di TNT, giudicato dagli artificieri instabile, che è stato particolarmente difficile disinnescare.

Trovato il “testamento” di un kamikaze – Intanto gli inquirenti annunciano di aver trovato il computer di uno dei due fratelli kamikaze, Ibrahim el Bakraoui. E’ stato rinvenuto in un cestino della spazzatura. All’interno un “testamento” in cui ha scritto di “doversi sbrigare, non so che fare, non sono più sicuro”. In questo testamento, letto in conferenza dal procuratore federale belga Frederic Van Leuw, Ibrahim (o Brahim) El Bakraoui racconta di essere “ricercato dappertutto”, e appare preoccupato di poter essere catturato dalle forze dell’ordine. E aggiunge di non voler “ritrovarsi in una cella vicina a quella di Salah Abdeslam”.