Italiani uccisi in Libia, autopsia: “Raffiche di kalashnikov, si è trattato di un agguato”

Sui corpi di Salvatore Failla e Fausto Piano ci sono i segni di decine di colpi di kalashnikov, al torace e alle gambe. E quindi la dinamica è compatibile con quella dell’agguato, condotto dalle milizie di Sabrata il 2 marzo durante il trasferimento dei due ostaggi a un’altra prigione a trenta chilometri fuori dalla città libica. Sono indiscrezioni sui risultati dell’autopsia fatta a Tripoli ieri.

I due tecnici della Bonatti, dunque, non sarebbero stati vittima di un’esecuzione a freddo, come invece avevano accreditato membri del governo di Tripoli alcuni giorni fa, parlando di un colpo unico alla tempia dei due italiani. Ieri i consulenti delle famiglie delle vittime hanno espresso sconcerto per il fatto che i corpi fossero stati lavati in Libia. Una decisione che rende più difficile l’autopsia successiva perché “cancella l’eventuale presenza di polveri da sparo dai fori di entrata dei proiettili”.

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