Yara, i Bossetti fecero un test del dna privato per verificare la paternità


Scintille in aula tra accusa e difesa. Per il pm è sbagliato parlare di “anomalie” negli esami del dna: “Sotto le unghie di Yara è stato trovato materiale genetico sufficiente per effettuare analisi”

La famiglia di Bossetti incaricò l’Università Torino “di verificare la paternità di Giovanni Bossetti nei confronti dei tre figli”. L’esito dell’approfondimento è stato che “Massimo Bossetti non è figlio di Giovanni”. A rivelarlo, durante il processo, la consulente della difesa Sarah Gino, medico legale esperta in genetica forense.

SCINTILLE IN AULA SUL DNA – Oggi è stata una giornata importante nel processo per la morte di Yara Gambirasio. La Pm Letizia Ruggeri ha contestato la definizione di “anomalia” fatta da Marzio Capra, consulente della difesa, per alcuni esiti degli esami effettuati sul corpo di Yara.

In particolare, la pm ha messo in discussione che si possa parlare di “anomalia”, come asserito dal genetista, per il fatto che non sono state trovate tracce di materiale genetico sul corpo della vittima ma solo sui vestiti, e ha affermato che è stato trovato materiale genetico sotto le sue unghie in quantità sufficiente per effettuare esami, al contrario di quanto affermato da Capra.

“Sono stati trovati 100 psicodrammi di materiale genetico mentre lei ha detto che non è stato trovato nulla”, ha detto il pubblico ministero rivolto al consulente della difesa.

LA VERSIONE DELLA DIFESA – Capra ha precisato che la definizione di anomalia è da riferirsi rispetto alla posizione del corpo trovata e l’ipotesi investigativa di un aggressione a sfondo sessuale. Inoltre, anche se “nessuno ha idea di come sono andate le cose” i tagli sul corpo della vittima lascerebbero pensare che ci possa essere stato un “prolungato contatto” con l’aggressore. Di qui la presunta “anomalia” per la mancanza di tracce rimaste sul corpo.