Arrestato l’ergastolano Fabio Perrone. Era fuggito a novembre dall’ospedale di Lecce


E’ stato arrestato all’alba di oggi, a Trepuzzi, Fabio Perrone, l’ergastolano 42enne che la mattina del 6 novembre scorso fuggì in modo rocambolesco dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce dove era stato portato per essere sottoposto ad un esame clinico. Tutti i dettagli dell’operazione che ha portato alla cattura saranno resi questa mattina dalla polizia.

L’arresto è avvenuto in una villetta di Trepuzzi, circondata dalle forze dell’ordine. Gli agenti della squadra mobile e della polizia penitenziaria hanno fatto irruzione nell’abitazione abitazione, in via 2 giugno, 54 (nella foto).

Perrone ha tentato la fuga attraverso il terrazzo, ma è stato immediatamente bloccato dai poliziotti. Aveva con sé la pistola Beretta rapinata all’agente di polizia penitenziaria durante la sua fuga dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce; all’interno della pistola vi erano 15 cartucce ed un colpo in canna; inoltre nascondeva un Kalashnikov, 10 cartucce calibro 12 e 4.660 euro in contanti.

Insieme a Perrone sarebbero state arrestate anche altre persone.
L’ergastolano era ospite di un insospettabile, il proprietario di un bar che si trova nei pressi della villa comunale a Trepuzzi. Perrone, il giorno della fuga, riuscì, come ricordato, a sottrarre la pistola d’ordinanza a uno dei due poliziotti penitenziari che lo accompagnavano, ferì tre persone, si impossessò di una macchina e riuscì a lasciare l’ospedale facendo perdere ogni traccia.

Coinvolto anche in attività della Scu, Perrone era stato condannato all’ergastolo per omicidio: il 28 marzo del 2014 di un bar, a Trepuzzi, aveva sparato a Fatmir Makovich, di 45 anni, uccidendolo, e aveva anche ferito il figlio dell’uomo, un ragazzo di 16 anni.

Il questore di Lecce Pierluigi D’Angelo, come si legge in una nota, ha espresso il suo plauso ai funzionari della Squadra Mobile che hanno dimostrato tenacia e capacità investigativa.

La cattura del latitante Perrone, che ha dimostrato la sua pericolosità sia nel momento della fuga che nelle fasi della sua cattura, è il frutto dell’attività investigativa scattata fin dall’inizio della polizia di stato e della polizia penitenziaria. Per tutto il tempo è stato fatto un lavoro di sinergia tra Polizia di stato, Carabinieri e Guardia di finanza e Polizia penitenziaria, nell’attività investigativa svolta sotto il coordinamento del Procuratore Distrettuale Cataldo Motta.