Da moglie del boss a capomafia. Teresa Marino: “Voglio subito i soldi” – Video


Teresa Marino, moglie del capomafia Tommaso Lo Presti, avrebbe gestito la cassa del mandamento di Porta Nuova, il più influente della mafia palermitana di oggi. La sua vita spiata per due anni dalle microspie.

Donna, madre e boss. Per anni Teresa Marino è stata solo la moglie fedele di Tommaso Lo Presti,pezzo grosso della mafia di Porta Nuova, di cui per un breve periodo è stato pure il reggente.

Poi, donna Teresa, 38 anni, ha fatto il grande salto. Prima veicolando i messaggi del marito, nel frattempo tornato in carcere nell’aprile 2014, e poi sporcandosi le mani. Lei, donna in mezzo agli uomini, senza soffrirne l’autorità, ma addirittura imponendola. Ha commesso, però, un errore tipico dei mafiosi di oggi. Lo stesso errore che rimproverava a padrini vecchio stampo come l’ergastolano Giovanni Di Giacomo. E cioè quello di parlare troppo senza sospettare di essere intercettata. O forse, come spesso accade, se n’era resa conto, ma per mandare avanti la baracca non aveva altra scelta che parlare a ruota libera. Il grande fratello dei carabinieri l’ha spiata per due anni. Per un paio di mesi, nel 2014, è stata costretta agli arresti domiciliari per un’intestazione fittizia di beni. Anche in casa le cimici registravano tutto.

All’inizio Teresa era l’ambasciatrice del marito detenuto e di recente condannato a 12 anni di carcere. Tommaso Lo Presti, nel 2010, le spiegava cosa a dire a chi – Tommaso Di Giovani e Calogero Lo Presti – aveva preso il potere in sua assenza nel più forte fra i mandamenti mafiosi della città di Palermo: “… dice mio marito… avete la benevolenza di mio marito non facciamo che la dovremmo cambiare questa benevolenza..”. Per prima cosa a Tommaso Lo Presti e ai suoi familiari non dovevano mancare i soldi. E se la “mesata” tardava ad arrivare, la moglie se ne rammaricava con il marito: “… ancora niente”.

Era inevitabile che la vita della donna finisse sotto osservazione. E così si è scoperto che era lei a gestire la cassa del mandamento. Al fidanzato della figlia spiegava che “…questa mattina ho visto il conto… cioè mi sono rimasti quindicimila euro…” e aggiungeva che “lui gli stava portando i soldi duemila e cinque… duemila e quattro, mille e quattro mi deve dare… mille tre e ottanta… la prossima settimana ci sono altri duemila e cinque, e ancora non abbiamo finito ancora c’è il materiale”.

Di soldi a Porta Nuova ne giravano parecchi, frutto anche degli affari con la droga. Era Alessandro Bronte, uno dei 38 fermati del blitz dei carabinieri, a farle il resoconto del denaro in cassa: “.. ieri ci sono sceso… e i soldi li hanno ovunque… dici che erano quelli per i carcerati i duecento quindicimila euro… non li dovevano coprire?… i tremila euro e i trecento euro che ti ho dato oggi erano per te”.

Sono soldi sporchi, frutto dello spaccio degli stupefacenti ma anche della raccolta del pizzo.Ne sono certi gli investigatoti che muovono dalla constatazione che entrambi, sia la Marino che il suo interlocutore, risultano nullatenenti e nullafacenti. La moglie di Lo Presti era intransigente. Non tollerava ritardi nei pagamenti: “… no, gli dici Teresa vuole i soldi subito perché sta facendo la pazza…”. Guai a sbagliare: “… ora io li mando a chiamare… cosa state combinando si può sapere? Cioè, mi avete bloccato, ora volete… vi prendete i soldi miei ma dove stiamo arrivando Alessandro, lo devi fare salire mi devi fare… gli dici, si sta prendendo carta e penna e sta scrivendo a lui…”. “Lui” era il marito, Tommaso Lo Presti. La donna sapeva che, spendendo il suo nome, nessuno avrebbe osato contraddirla.