Serie A, Bologna-Roma: in lode di Mattia Destro (che esulta per un gol a una sua ex squadra) – Video

La gioia scomposta del centravanti rossoblù dopo il rigore del pareggio ha messo a nudo l’assurda ipocrisia che si è diffusa tra i giovani miliardari del pallone: quella di fingersi dispiaciuto dopo una rete ai vecchi colori


In lode di un giocatore che nelle prime partite di campionato aveva guidato l’attacco del Bologna con la pericolosità e l’acume di un paracarro. Ma meno mobile.

In lode delle sportellate date e prese nella partitaccia bagnata del Dall’Ara, contro la sua ex squadra, la Roma, e contro un arbitro che mentre scrivo sta ancora tentando di assegnare una punizione dal limite a Pjanic.

In lode, soprattutto, della sua esultanza scomposta. Ma da quando siamo diventati così ipocriti?

Ma da quando la politically correctness tra miliardari (che in italiano si traduce facile: paraculaggine) ha convinto gli impiegati del pallone che fosse meglio fingersi contriti, in caso di gol ai colori di un tempo, quasi a scusarsi per l’oltraggio?

E’ calcio. E’ partita. E’ gara.

E Destro mica è Totti. Per sfortuna del Bologna, peraltro. E’ un tizio che da Roma era stato velocemente allontanato a guisa di bidone. E ha voluto prendersi una rivincita.

Sì, i colori. Sì, il rispetto. Sì, l’opportunità.

Ma se il vostro capoufficio vi avesse preso a calci nel sedere e poi aveste comprato l’azienda che sta proprio di fronte alla sua, gli sareste andati o no a suonare il campanello per profferire, al citofono, una vigorosa pernacchia?

Ecco perché Destro non è un infame. Non è un traditore. Non è la sostanza organica con cui molti romanisti l’hanno identificato sabato sera.

E’ uno di noi. Uno di noi della Roma. Uno di noi del Bologna. Uno di noi che sotto la pioggia battente, al calcetto, recuperando una gara difficile contro tutti e tutto, avremmo esultato allo stesso modo. Sorridendo come ragazzini.

In lode di Destro. Che poteva pure tenersi la maglietta, così avrebbe giocato la partita dopo. Ma ha denudato la nostra ipocrisia.

Almeno fino a quando qualche ex del Bologna non esulterà dopo averci segnato.

E io dovrò rileggere a fondo queste righe. Recitarle a memoria come un salmo responsoriale. Contare fino a dieci.

E soltanto allora riuscirò a non incazzarmi. Forse.