Alessandria, tormentato dal Fisco a 10 anni per un caso d’omonimia


Una probabile omonimia è alla base dell’assurda vicenda che si sta trasformando in un incubo per una famiglia di Alessandria. Protagonista è, infatti, il piccolo Francesco di 10 anni che è perseguitato da Equitalia fin dai primi anni di vita. Tutto ha inizio 8 anni fa quando il piccolo, 2 anni appena, fu accusato di aver acquistato con contratto un telefono cellulare senza aver mai pagato le tasse di registrazione del canone con relativi interessi. “Mamma , ma davvero io ho comprato un cellulare?”, questa è la domanda che spesso mamma Amalia Iudicone si sente rivolgere e che rende ancora più paradossale una vicenda che, tuttavia, fatica ad essere archiviata.

La cifra del presunto debito non è astronomica, appena 166,59 euro, ma la donna è determinata a non pagarla, in quanto “sarebbe come ammettere che mio figlio a 2 anni quel telefono l’ha davvero comprato”.

Quando nel 2007 è stata recapitata la prima cartella di Equitalia intestata al piccolo, sembrava talmente palese l’errore da poterlo dimostrare e risolvere senza troppa fatica, ma a quanto pare non è stato così. Amalia, in tutti questi anni, si è appellata a chi di dovere, prima alla compagnia telefonica implicata, cioè H3G, poi all’Agenzia dell’Entrate ed Equitalia, perdendosi in un labirinto burocratico dal quale non è facile uscire e senza ricevere alcun tipo di spiegazione certa.

L’ipotesi più probabile risiede in un possibile caso di omonimia, per cui l’acquisto del dispositivo potrebbe essere stato effettuato da un signore di Casale Monferrato classe 1944, ma anche questo non è sufficiente: servono prove per dimostrare l’omonimia e nessuno è ancora riuscito a fornirle. Equitalia deve “liberare” il piccolo Francesco prima che compia 18 anni e che si ritrovi nella banca dati dei cattivi pagatori per un cellulare mai acquistato.