Profughi accolti in casa, la Caritas detta le regole: 300 euro al mese


Le famiglie trevigiane apriranno le porte delle loro abitazioni ai profughi tra novembre e dicembre. È questa la tabella di marcia messa a punto dalla Caritas per far decollare il progetto “Rifugiato a casa mia”. Al momento si stanno raccogliendo le disponibilità per l’accoglienza di un profugo a famiglia. Su base volontaria o con un piccolo rimborso spese: 300 euro al mese per immigrato per sei mesi.

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La Caritas ha già ricevuto una ventina di richieste. A ottobre ci saranno dei colloqui di formazione con chi si è fatto avanti. Poi la selezione. E tra novembre e dicembre partirà l’accoglienza vera e propria nelle case. Alle persone accolte dovrà essere garantito vitto e alloggio: spazi autonomi composti da almeno un camera e un bagno. Nel progetto non verranno coinvolti migranti appena sbarcati in Italia. Ma rifugiati, richiedenti protezione internazionale, titolari di protezione sussidiaria o permesso umanitario. «I migranti coinvolti – precisa la Caritas – sono ragazzi maschi, maggiorenni, con un profilo preciso: buona conoscenza della lingua italiana, contatto con la formazione professionale o il mondo del lavoro e capacità di stare nelle reti formali e informali». Le famiglie selezionate potranno avere un aiuto economico, sì, ma minimo. Chi aprirà le porte di casa propria, in sostanza, lo farà per volontariato e non certo per business. «Le famiglie possono vivere l’accoglienza a titolo gratuito – fanno sapere dalla Caritas – oppure possono accordarsi per un rimborso spese non eccessivo, per evitare di incidere sulla motivazione dell’accoglienza, ma tale da garantire il rimborso di vitto e alloggio per il rifugiato: 300 euro al mese nei sei mesi di accoglienza». Fino ad oggi hanno dato la propria disponibilità neopensionati senza più figli a casa, così come coppie giovani e nuclei monoparentali.

Chi accoglierà un profugo potrà sempre contare sul supporto dei referenti locali della stessa Caritas, con contatti settimanali. «La cosa più importante – concludono – sarà vivere, attraverso la convivenza con persone provenienti da altri paesi, un’esperienza di solidarietà e condivisione».

Le famiglie interessate possono rivolgersi allo 0422.546585 o via mail all’indirizzo servitium@diocesitv.it