L’aviazione libica minaccia l’Ue: ​”Colpiremo navi senza autorizzazione”


Le navi che entreranno nelle acque territoriali nazionali senza il permesso saranno bersaglio dei lori caccia. L’altolà arriva all’indomani del lancio formale della missione navale Ue per far fronte al traffico di esseri umani dalla Libia verso l’Europa. “Qualunque mezzo navale trovato nelle acque libiche, che non abbia una precedente autorizzazione – ha dichiarato il comandante dell’aeronautica libica, Saqr al Jarouschi – sarà il bersaglio delle forze aeree”.

Già ieri sera, poche ore dopo il via libera dell’Unione europea, la missione militare era stata accolta dal numero due dell’Autorità libica anti-immigrazione di Tripoli con toni ultimativi. “I paesi della Ue – aveva detto detto Mohamed Abu Breida – devono coordinarsi con noi”. Colpire barconi in acque libiche sarebbe una “flagrante violazione della sovranità libica”. La “fase uno”dell’operazione comincerà ad essere operativa dai primi di luglio, con il dispiegamento delle forze messe a disposizione da quattordici Paesi. La portaerei italiana “Cavour” sarà la nave ammiraglia di una missione che inizialmente sarà dotata complessivamente di cinque navi da guerra, due sommergibili, tre aerei da ricognizione marittima, due droni e tre elicotteri con un migliaio di soldati. La “fase uno” sarà dedicata alla raccolta di informazioni. Opererà in acque internazionali e farà anche soccorso, ma il focus è sulla lotta agli scafisti. Il passaggio alle fasi successive scatterà dopo valutazioni del Consiglio su proposta del comandante, il contrammiraglio Enrico Credendino. Per arrivare alla “fase 3”, con operazioni anche in acque territoriali e sulla costa libica, servirà però la risoluzione dell’Onu. E già nelle prime due fasi, comunque, si dovrà tenere conto, spiegano fonti militari europee, che l’operazione si svolgerà in un ambiente “molto complesso” perché già due volte navi mercantili sono state “recentemente” attaccate fuori dalle acque territoriali con aerei e tiri di artiglieria dalla costa a Derna e a Sirte. Anche perché i trafficanti non hanno mai esitato a usare le armi.