Quando coi cadaveri ci si facevano medicine: polvere di cranio, mummie macinate


In un tempo non molto lontano coi cadaveri ci si facevano le medicine: polvere di cranio, mummie tritate e altri intrugli strani che secondo gli scienziati dell’epoca servivano a curare i vivi. Una prova risiede nelle reliquie dei martiri di Otranto, gli 813 abitanti della città salentina uccisi il 14 agosto 1480 dai Turchi per aver rifiutato la conversione all’Islam dopo la caduta della loro città. I ricercatori dell’Università di Pisa sono riusciti finalmente a svelare il mistero di quei 16 buchi nel teschio di uno dei santi: i pezzetti di cranio furono utilizzati per preparare farmaci per la cura delle malattie del cervello. La risposta era contenuta nei testi di storia della medicina: la polvere di cranio si riteneva fosse un toccasana per l’epilessia e altri disturbi razionalmente inspiegabili. Perché? La testa, che è la parte più importante del corpo umano, era considerata capolavoro della creazione e in quanto tale depositaria di forze spirituali guaritrici.

A rivelare i dettagli della scoperta è Daniele Banfi sul quotidiano la Stampa. Non solo di ossa si trattava: un altro prezioso alleato dei farmacisti erano le mummie, materia prima pregiatissima e molto rara. Gli scritti del medico Pier Andrea Mattioli, risalenti alla fine del 1500, confermano che gli arabi erano soliti curare la paralisi, le emicranie e molti altri disturbi proprio con le virtù taumaturgiche delle mummie. Aggiungendo un po’ di acqua e menta poi l’intruglio si trasformava in pozione per superare le delusioni amorose.

Con le mummie ci curavano anche l’impotenza ma, come accade in tempi moderni, anche all’epoca c’era una fiorente industria della contraffazione. Se oggi si smerciano pillole blu di finto viagra, ieri si fabbricavano finte mummie da rivendere ai farmacisti a caro prezzo. I corpi, opportunamente disidratati e fasciati, erano in realtà quelli degli impiccati, trafugati dai contrabbandieri.