La testimonianza choc di due zingare minorenni


Due ragazzine di 13 e 15 anni si sono lasciate intervistare dalle telecamere di Mattino 5, la trasmissione in onda su Canale 5, e hanno raccontato come si guadagnano da vivere:“Rubiamo sulla metropolitana di Roma e facciamo anche mille euro al giorno. Perché dobbiamo vergognarci? Noi guardiamo solo al nostro bene. Se, poi, tu muori non importa… sono cose della vita”. Un racconto choc che fa inorridire la gente onesta e che smonta il buonismo della sinistra.

Sono circa 180mila i rom e sinti presenti in Italia. Di questi 40mila vivono in condizioni di disagio abitativo, cioè nei cosiddetti “campi nomadi”, e in passato sono stati identificati come una “emergenza nazionale”. Quest’emergenza nazionale la sinistra non l’ha mai voluta risolvere. E, appena diventa tema di discussione, taccia di razzismo e xenofobia chiunque proponga anche qualsiasi soluzione. Così è successo oggi a Salvini che ha proposto di “radere al suolo tutti i campi” obbligando i rom a “comprare o affittare un appartamento” come fanno tutti i cittadini. “È assolutamente un falso mito quello che diceche i rom sono contenti di stare nei campi – ha replicato il presidente della Camera,Laura Boldrini – questa è veramente unasciocchezza, basta parlare con chiunque vive in queste condizioni per sapere che non è vero”.

Una ha 15 anni, l’altra 13. Parlano liberamente davanti alle telecamere di Canale 5. Si informano addirittura dove andrà in onda il servizio: “Mi metto su gli occhiali da sole – dice – così sembro più sexy”. Disinibite, insomma. Non si fanno alcun problema a dire quello che fanno tutto il giorno: rubare. “Rubiamo sulla metropolitana e non ce ne vergogniamo. Perché mai dobbiamo vergognarci? Rubare è una cosa bella”. Le due ragazze vengono dalla Bosnia e abitano in un campo nomadi della Capitale. “Ci hanno insegnato a rubato sin da piccole e non ci fanno paura i poliziotti – ammettono – ci arrestano, ci mandano via ma noi torniamo sempre a rubare”. Poi spiegano: “I poliziotti ci hanno fermate tante volte: ci prendono, ci portano alla Questura, ci fanno le foto, ci prendono le impronte, ci fanno tutte ‘ste cazzate e poi ci rilasciano perché siamo minorenni”.